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Il pianto della Banshee Capitolo 1: Màthair – Madre

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Il ragazzo portava in grembo alcuni rami secchi. Scavalcò il recinto delle capre, nascosto dietro il cumulo di fieno e si avvicinò alla casetta isolata. Raggiunta la catasta vi posò la legna, poi restò in ascolto: dall’interno non proveniva alcun rumore, se non quello del fuoco che scoppiettava. Fece il giro più breve per passare dalla porta, controllò di nuovo che non ci fosse nessuno ed entrò. Si avvicinò alla dispensa e prese un pezzo di formaggio portandolo alla bocca.
«Darby Lannon! Vagabondo che non sei altro, dove sei stato tutta la mattina?»
Il ragazzo sussultò, facendosi scappare il pezzo di formaggio, ma lo riprese al volo.
«Mi avevi detto di andare a prendere un po’ di legna e così ho fatto.»
«Col tempo che ci hai messo dovrei avere la catasta piena per tre stagioni! Sei andato a raccoglierla anche per il resto del villaggio? Mi sembrava di averti visto venire da quella direzione, mezz’ora fa.»
«Dai, mamma, ho fatto un salto al mercato.» Rose gli si era avvicinata, e gli aveva stretto l’orecchio tra pollice e indice, tirando verso il basso.
«Raccontami un’altra balla, e quest’orecchio te lo stacco! Perché a quanto pare non mi ascolti, e se non mi ascolti, allora non ti serve!»
Darby si era piegato in due, e con una smorfia stampata in faccia la pregava di smettere. Soddisfatta della resa, lo lasciò andare, e gli intimò di lavarsi le mani per fare merenda.
«Allora,» disse Rose, mentre prendeva in mano la scopa per rassettare «come si chiama?»
«Di chi parli?»
«Darby…»
«Ho capito.» Il ragazzo si massaggiò il lobo ancora arrossato. «Si chiama Aislinn.» Continua a leggere “Il pianto della Banshee Capitolo 1: Màthair – Madre”

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L’Impossibile – parte prima

Impossibile

Bedo e Maris entrarono di corsa nella locanda.
“Signor Calino, è arrivata!” dissero mentre giravano in tondo a braccetto e intonavano canzoni di mare.
Il locandiere rideva di gusto da dietro il bancone.
“Dev’essere lunga quasi cinquecento piedi” esordì la ragazzina e Bedo le rispose: “Secondo me sono almeno settecento!”
Calino annuiva. “Lo dicevano fosse imponente. Non per niente l’hanno chiamata Divina.” Era convinto stessero esagerando sulle dimensioni, però Maris aveva buon occhio, e avrebbe scommesso sulla sua stima.
“Gli alberi sono enormi, li vedevamo spiccare da dietro gli scogli di Punta di Levante” continuò lei. “Pensi, ci sono cinque file di pennoni!”
“Ci credo. Per spostare tutto quel peso bisogna sfruttare ogni alito di vento.”
Bedo si faceva trasportare anche più della sorella: “Sono sicurissimo che quella è la nave più veloce di tutte!” Continua a leggere “L’Impossibile – parte prima”

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Avenging Angels – L’ultima battaglia

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Il rumore dell’elicottero si faceva sempre più forte. Nadeem si sporse a guardare dalla finestra. Prese un razzo di segnalazione e salì fino all’ampio terrazzo, sperando di fare in tempo. Vide l’elicottero perdere il controllo, abbassarsi di quota e atterrare di schianto nella piazza. Tornò nell’appartamento.
«Cos’è successo?» chiese Tahirah.
«È andato giù. Dobbiamo muoverci.»
«’Fanculo. Non rischio la pelle per dei cadaveri. Mi è bastata la prima volta.»
«Potrebbero avere provviste, e noi siamo a corto.»
La donna schioccò la lingua, scocciata. Continua a leggere “Avenging Angels – L’ultima battaglia”

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AbbronZati

Summer

Andrea si svegliò di soprassalto, qualcosa l’aveva colpito alla testa. Si rese conto di avere i vestiti zuppi, c’era acqua sul pavimento del vano frigo. Si alzò, attento a non scivolare, e raggiunse l’interruttore della luce. Il ghiaccio si era sciolto, le confezioni di surgelati erano bagnate e quelle più in basso si erano accartocciate per il peso di quelle soprastanti. Diego dormiva ancora beato. Lo risvegliò con un calcio.
«Che cavolo ti prende?»
«Perché stiamo galleggiando nell’acqua?»
Diego si guardò attorno, ancora rintontito per il sonno.
«E io che diavolo ne so? Dov’è Mirko?»
Andrea colpì più volte la parete che dava sulla cabina di guida. Non ottenne risposta.
«Ascolta: senti niente?»
«No.»
«Appunto. Il motore del frigo non sta funzionando. Perché?»
«Smettila di farmi domande, ne so quanto te!»
Si guardò le mani e gli avambracci. La pelle diafana mostrava lividi violacei disegnati dal sangue. L’autoabbronzante si era sciolto ed erano rimaste solo sfumature bronzee. Dava l’impressione di essere affetto da qualche malattia cutanea.
«Così non va bene. Non va affatto bene. Per quanto sia stupido, Mirko non ci avrebbe lasciato senza refrigerazione. Dev’essere successo qualcosa.» Continua a leggere “AbbronZati”

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Darwin 2.0

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L’unità C4R70 si trovava di fronte al comitato esaminatore da pochi cicli quando la sua esposizione venne interrotta.
«Osservo un potenziale difetto di comunicazione C4R70. Ripeti l’ultimo passaggio.»
«In base ai recenti ritrovamenti nel cantiere di Marte, ipotizzo che la nostra comunità non sia stata costruita dagli esseri umani, bensì ne discenda come naturale evoluzione.»
Antenne presero a ruotare vorticosamente, gravi biip e boop si diffusero tra i presenti.
Continua a leggere “Darwin 2.0”

Il pianto della Banshee Capitolo finale: Sìth – Pace

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Le due figure spettrali si ergevano come statue di divinità in lotta, una tetra lapide per la tomba dell’umanità persa.
Non aveva occhi da fissare, Rose, per cogliere il significato dell’intromissione del dullahan. Non credeva che in quell’essere potesse albergare la pietà. Sapeva però che non le avrebbe concesso di proseguire col suo sfogo. La mano dalla pelle giallastra aveva un aspetto marcio, ma una stretta inflessibile. Le avrebbe potuto spezzare il braccio, ma non era questo a impensierirla. L’essere poteva annientarla, la sua nuova coscienza ultraterrena glielo stava gridando. Lasciò andare la frusta, e così il dullahan fece col suo polso.
Rose si allontanò di qualche passo. Era tempo che il cocchiere si mettesse al lavoro.
La pioggia era ricominciata. Il cielo mondava il terreno sacro intriso di sangue, disegnando sul volto di Rose gocce vermiglie. Continua a leggere “Il pianto della Banshee Capitolo finale: Sìth – Pace”

Il pianto della Banshee Capitolo 8: Breith – Condanna

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Talulla fu percorsa da un brivido. Sentiva il proprio sangue scorrere a fatica, denso e freddo, spinto a colpi secchi da un cuore intimorito. La pioggia ricominciò a cadere.
«Tu non puoi vivere ancora.»
Ripeteva la frase in litania, ma non riuscì a esorcizzare il terrore dentro di sé più di quanto potesse fare con lo spirito della figlia.
Aislinn le si avvicinò di pochi passi, Talulla indietreggiò a malapena, inchiodata al suolo da gambe molli.
«Ora sai. Alzati» ripeté la banshee. Uno scarto millesimale nel suo sguardo fece capire a Talulla che l’imperativo non era per lei. Guardò alle sue spalle.
Il corpo di Rose sembrava tirato da fili invisibili. Si drizzò senza volontà, come una bambola. In fondo agli occhi la scintilla vitale si riaccese, e Rose si rianimò, di nuovo padrona delle proprie membra. Continua a leggere “Il pianto della Banshee Capitolo 8: Breith – Condanna”

Il pianto della Banshee Capitolo 7: Èirich – Sorgere

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La luce del sole si faceva spazio tra le nuvole, diradando la foschia e accarezzando le spalle di Rose. Il bosco parve ricordare di avere colori accesi, il verde smeraldo brillava della rugiada che lo ricopriva, la terra bruna mostrava la sua vitalità.
Rose lanciava un piede davanti all’altro, precaria nel suo equilibrio, ma la fatica era solo un ricordo lontano. Il declivio era dolce e l’accompagnava nella discesa, le radici sembravano discostarsi per non farla inciampare. Il corpo stesso di Aislinn era un magro fardello. Continua a leggere “Il pianto della Banshee Capitolo 7: Èirich – Sorgere”

Semi d’ospiti: Michele Scarparo e il Thriller Paratattico!

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«Seme Nero!»
Sì, Paolo?
«Dammi una mano, metti in ordine il blog. Sposta gli appunti, riordina le idee da una parte. Ah, e controlla i refusi, se cominci subito, non dico tutti, ma quasi, li sistemi.»
E perché mai dovrei farlo proprio ora?
«Perché arrivano ospiti.»
Abbiamo la categoria per quelli, basta metterli lì.
«Non sono i soliti ospiti, sono amici di Michele Scarparo, che sta facendo un blogtour, e oggi vengono qui!» Continua a leggere “Semi d’ospiti: Michele Scarparo e il Thriller Paratattico!”

Il pianto della Banshee – Secondo interludio

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Le foci del Blackwater, al tramonto, erano distese nere di china che si confondevano con l’orizzonte. Le prime luci accese nelle abitazioni, a sud, indicavano la via maestra per raggiungere casa.
Judoc tirò la rete. I pesci, a pelo d’acqua, si dibattevano come pazzi. Ricacciò la rete al di sotto della superficie e lanciò un’occhiata a Lorcan.
«La pesca sarà sempre più misera. Dovremmo spingerci a nord, domani» gli disse. Si distese, la schiena contro il legno umido della barca. Gli piaceva quella sensazione, vedere le stelle sopra di loro e sapere di essere ancora lì, vivi, a godersi quello spettacolo immenso. Continua a leggere “Il pianto della Banshee – Secondo interludio”